Concessione abusiva del credito: perché la Cassazione richiama banche e imprese alla corretta valutazione del rischio?
La sentenza n. 19262/2026 del 11 giugno 2026 della Suprema Corte di Cassazione ritorna su un tema già trattato confermando come il merito creditizio di un’impresa non possa essere valutato solo attraverso i suoi bilanci: debiti fiscali, patrimonio aziendale e qualità delle informazioni diventano elementi centrali nella misurazione del rischio.
Cos’è la concessione abusiva del credito?
La concessione abusiva del credito si verifica quando una banca eroga nuovi finanziamenti (o mantiene attivi quelli in essere, già erogati) ad un’impresa che si trova in una situazione di crisi conclamata o comunque o insolvenza già riconoscibile, contribuendo ad aggravarne il dissesto.
Negli ultimi anni la giurisprudenza ha progressivamente rafforzato il principio secondo cui gli istituti di credito devono svolgere una valutazione accurata e professionale del merito creditizio prima di concedere o rinnovare finanziamenti.
La sopra citata sentenza n. 19262 si inserisce in questo percorso interpretativo, precisando che la diligenza professionale richiesta all’operatore creditizio (bancario, nel caso in oggetto) deve comprendere valutazioni estese all’intero sistema normativo, alle regole di vigilanza e alle migliori pratiche operative.
Cosa ha sancito la suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 19262/2026?
Secondo la Suprema Corte, la verifica del merito creditizio non può limitarsi alla lettura dei bilanci aziendali.
I giudici hanno evidenziato che la diligenza professionale prevista dall’art. 1176, comma 2, del Codice Civile deve essere interpretata in modo concreto e non astratto.
Questo significa che la banca deve acquisire e valutare tutte le informazioni rilevanti per comprendere la reale situazione economica e finanziaria dell’impresa.
Tra queste informazioni assumono particolare importanza i carichi fiscali pendenti, considerati un indicatore significativo dello stato di salute aziendale.
Perché i debiti fiscali sono un indicatore di rischio?
Un’impresa può presentare bilanci apparentemente equilibrati e, allo stesso tempo, accumulare esposizioni rilevanti verso l’Amministrazione Finanziaria (o altri stakeholders).
Debiti tributari, cartelle esattoriali, rateizzazioni e procedure di riscossione possono rappresentare segnali di tensione finanziaria che non sempre emergono immediatamente dalla documentazione contabile ordinaria.
La Cassazione sottolinea proprio questo aspetto: ignorare tali informazioni significa rinunciare a una parte essenziale della valutazione del rischio.
In altre parole, il merito creditizio non coincide con il solo bilancio.
In base a cosa deve essere stabilito il merito creditizio?
La sentenza evidenzia come il parametro di valutazione debba essere costruito considerando:
- la normativa civilistica;
- la disciplina bancaria nazionale;
- la regolamentazione europea;
- le disposizioni di vigilanza;
- le linee guida delle autorità competenti;
- le migliori prassi operative adottate dal settore.
Si tratta di un approccio coerente con l’evoluzione del sistema finanziario europeo, che attribuisce crescente importanza alla corretta valutazione del rischio di credito e alla prevenzione delle situazioni di crisi (la cosiddetta “sostenibilità del business”, per tutta la durata dell’operazione finanziaria sottostante).
Perché questa sentenza è importante per il futuro del risk management?
La Cassazione conferma una tendenza già evidente nel mercato: il rischio non viene più valutato soltanto attraverso dati economici e finanziari.
La qualità delle informazioni, la capacità di documentarle e la loro attendibilità sono ormai diventati fattori determinanti per l’accesso al credito, agli investimenti e alle coperture assicurative.
La vera domanda non è più soltanto “quanto vale un’impresa?”, ma anche “quanto è valutabile e verificabile?”.
Cosa cambia per le imprese?
La sentenza deve essere letta nell’ambito della regolamentazione in materia, secondo al quale i comportamenti e le valutazioni svolte dalle banche al proprio interno coincidono con quelle che le banche devo svolgere verso le imprese affidate.
Ne consegue che devono essere le imprese ad operare con una maggiore trasparenza, raccogliendo e comunicando in modo adeguato le informazioni verso le banche nel caso in analisi, ed in generale verso tutti i finanziatori.
Oggi investitori e banche richiedono dati sempre più puntuali e verificabili su:
- patrimonio aziendale;
- situazione economico-finanziaria
- criticità verso gli stakeholders (aree fiscali e lavoro, debiti verso fornitori in primis);
- rischi aziendali e relativi strumenti di gestione/mitigazione (“risk management”);
- sostenibilità dell’attività aziendale;
- adeguatezza degli assetti organizzativi;
- sistemi di controllo interno “forward looking”.
La valutazione del merito creditizio deve quindi essere considerata un processo multidimensionale, fondato sull’integrazione di dati economici, finanziari e gestionali.
Le aziende che dispongono di informazioni strutturate e aggiornate risultano meno rischiose (in termini di esposizione a rischi di business continuity, per la durata delle operazioni) e di conseguenza più affidabili.
Qual è il ruolo delle valutazioni nella concessione del credito?
La valutazione del patrimonio aziendale e degli assetti organizzativi assumono un’importanza crescente.
Immobili, impianti, macchinari e altre componenti patrimoniali rappresentano elementi fondamentali per comprendere la solidità di un’impresa, che deve essere supportata da una “ragionevole certezza” del rientro dell’investimento (e relativa remunerazione) da parte dell’investitore.
Valori patrimoniali non adeguati a rappresentare le potenzialità aziendali, business plan presentati in modo non adeguato o leggibile dalla controparte, flussi di cassa non “data driven” generano valutazioni distorte dell’azienda affidata. Situazioni di questo tipo, non rare nel mercato, sono tanto negative quanto lo è l mancanza di disclosure: in questi casi, le banche e gli investitori non potranno che effettuare le medesime valutazioni da “osservatori esterni” e penalizzare le imprese associando più alti livelli di rischiosi alle operazioni, con effetti sulla concessione o sul pricing.
Il punto di vista di OTA Italia
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FAQ – Diligenza bancaria – Concessione abusiva del credito
Che cos’è la concessione abusiva del credito?
È la concessione o il mantenimento di finanziamenti a favore di un’impresa già in stato di crisi avanzata o di insolvenza riconoscibile.
Cosa dice la Sentenza n. 19262/2026 della Suprema Corte di Cassazione?
Stabilisce che la banca deve valutare il merito creditizio considerando tutte le informazioni rilevanti, inclusi i carichi fiscali pendenti.
Perché i debiti fiscali sono importanti nella valutazione del rischio?
Perché possono evidenziare tensioni finanziarie non immediatamente rilevabili dai bilanci.
Le valutazioni patrimoniali influenzano l’accesso al credito?
Sì. Asset correttamente stimati e documentati migliorano la trasparenza e la qualità delle informazioni utilizzate dagli istituti finanziari.