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Accesso al capitale e gestione del rischio: perché le imprese devono rendersi leggibili a banche e assicurazioni.

Giugno 29, 2026

Domande e risposta con il nostro CEO Roberto Mosca.

Perché la gestione del rischio incide oggi sull’accesso al capitale? 

L’accesso al capitale è sempre più strettamente connesso alla capacità dell’impresa di rappresentare in modo chiaro il proprio profilo di rischio. La gestione del rischio, pertanto, non può più essere considerata un tema esclusivamente interno, ma un fattore che incide direttamente sui rapporti con banche, assicurazioni, investitori e, più in generale, con tutti gli stakeholder chiamati a valutare l’affidabilità dell’azienda. 

Oggi il rischio non viene misurato soltanto sulla base di dati storici, ma anche sulla capacità dell’impresa di dimostrare continuità aziendale, sostenibilità del debito, qualità della governance e adeguatezza dei processi di controllo. 

Che cos’è il rating e perché non è sufficiente fare riferimento al settore di appartenenza? 

Il rating esprime una classificazione della probabilità di default di un’impresa. Tuttavia, nella prassi valutativa, si registra frequentemente un problema di asimmetria informativa: la singola azienda ha sempre caratteristiche che la differenziano dai propri competitors o aziende simili. L’incapacità di rappresentarsi in modo comprensibile e valutabile dalla controparte porta con sé il rischio di perdere occasioni di business o di essere penalizzata a seguito di carenze informative, applicando pedissequamente medie statistiche o indicatori aggregati. 

Ne consegue che la specificità della singola impresa può non emergere, o non far apprezzare trend di interesse anche a fronte di “situazioni attuali non brillanti”. 

In che modo OTA contribuisce a ridurre l’asimmetria informativa? 

OTA interviene proprio su questo piano, rendendo disponibili a banche e assicurazioni informazioni tecniche, patrimoniali e organizzative che, diversamente, rischierebbero di restare poco leggibili o non adeguatamente valorizzate. 

Le relazioni tecniche e le perizie consentono di rappresentare in modo strutturato il valore degli asset, il livello di esposizione al rischio e le caratteristiche distintive dell’impresa. In tal modo, i soggetti terzi chiamati a valutarla possono fondare le proprie decisioni sull’effettiva realtà aziendale, decidendo veri e propri “override” rispetto a valutazioni “standardizzate”. 

Qual è la differenza tra perizia e consulenza continuativa? 

La perizia costituisce una fotografia tecnica riferita a un determinato momento. Proprio per questa ragione, mantiene un rilevante valore documentale e informativo, soprattutto nei rapporti con stakeholder esterni. Il suo aggiornamento periodico, spesso annuale, contribuisce inoltre a costruire continuità informativa nel tempo. 

La consulenza (assetti organizzativi o di risk management) opera invece su livelli più estesi, assistendo i clienti nel dotarsi di strumenti e procedure organizzative e operative in linea con la normativa cogente, o a best practice finalizzate a percorsi di efficientamento anche in ottica prospettica: capacità di gestione del ciclo attivo, sostenibilità dell’indebitamento, esposizione al rischio, gestione dei flussi di cassa, sostenibilità e tenuta del business nel tempo. 

Perché oggi sono necessari KPI che non siano soltanto dati puntuali? 

Previsioni puntuali di KPI, ancorché misurabili, non forniscono nessuna informazione in tema di rischio. Poiché ogni KPI è frutto di previsioni con un livello di incertezza in funzione delle decisioni strategiche, diviene necessario rappresentare il “corridoio” all’interno del quale i dati potrebbero muoversi, in funzione degli accadimenti che potranno verificarsi, con le relative probabilità e i loro effetti. 

Solo attraverso questa impostazione è possibile attivare strumenti di controllo e mitigazione prima che una criticità si trasformi in una situazione di crisi. 

In questa prospettiva, OTA opera su ambiti quali tesoreria, credito, ESG, valutazione dei rischi, sviluppando altresì comunicazioni tecniche funzionali a supportare i rapporti con specifiche tipologie di stakeholders aziendali. 

Qual è il rapporto tra adeguati assetti e gestione del rischio? 

Il collegamento è diretto. Assetti organizzativi, amministrativi e contabili possono considerarsi “adeguati” se sono in grado di intercettare tempestivamente segnali di squilibrio e consentire al management di gestire il rischio senza trasferirlo sugli stakeholder. 

Tale impostazione si collega al diritto societario, all’art. 2086 c.c., al Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza e alle logiche di “early warning” richiamate anche da best practice di mercato. Ne deriva che la buona gestione non rappresenta più una scelta meramente organizzativa, ma una condizione essenziale di sostenibilità dell’impresa e di tutela per amministratori, creditori, lavoratori e sistema economico. 

Perché questa impostazione è rilevante anche per banche e assicurazioni? 

Banche e assicurazioni sono a loro volta chiamate a presidiare il rischio delle controparti con cui operano. Le banche, in particolare, sono soggette a una valutazione particolarmente approfondita della singola posizione creditizia, anche alla luce delle Linee Guida LOM (Loan Origination & Monitoring), emesse dalla BCE. Le assicurazioni operano su basi statistiche più aggregate, ma necessitano comunque di informazioni corrette, coerenti e tecnicamente adeguate per il corretto funzionamento delle polizze assicurative (rischi da coprire, beni da assicurare, configurazioni di valori). 

In assenza di una comunicazione precisa da parte dell’impresa, che sia utilizzabile dalla controparte, il mercato tende a colmare il vuoto informativo attraverso dati medi, approssimazioni o strumenti di tutela che possono rendere non adeguati specifici applicazioni contrattuali. Questo può produrre effetti penalizzanti anche nei confronti di aziende sane e correttamente gestite. 

Qual è il valore aggiunto dell’approccio OTA? 

Il valore aggiunto di OTA consiste nella capacità di integrare relazioni tecniche, governance, compliance e advisory all’interno di un unico approccio metodologico. Non soltanto una rappresentazione fotografica del rischio, ma anche una lettura prospettica. Non soltanto una perizia sul bene, ma un supporto qualificato a chi in azienda avrà la responsabilità di prendere decisioni. 

In questo contesto, governare il rischio significa governare l’impresa. Significa inoltre rendere il rischio comprensibile, misurabile e sostenibile agli occhi di chi è chiamato a finanziare, assicurare o scegliere un partner.