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CAT NAT, patrimonio e accesso al capitale: come cambia la gestione del rischio d’impresa 

Ottobre 27, 2026

Nell’ultimo anno il tema delle polizze a copertura dei rischi catastrofali (cosiddette CAT NAT) è entrato sempre più nelle decisioni delle imprese.  

Il quadro normativo si è progressivamente consolidato: dopo l’introduzione dell’obbligo con la Legge di Bilancio 2024 e la definizione delle modalità operative con il decreto 30 gennaio 2025 n. 18, il decreto-legge n. 39/2025, convertito nella legge 27 maggio 2025 n. 78, ne ha articolato l’entrata in vigore per dimensione d’impresa, fissando il termine al 31 marzo 2025 per le grandi imprese, al 30 settembre 2025 per le medie imprese e al 31 dicembre 2025 per le piccole e microimprese. 

Parallelamente, l’adempimento dell’obbligo CAT NAT è stato collegato sempre più chiaramente all’accesso alle agevolazioni pubbliche. Il decreto MIMIT del 18 giugno 2025 ha introdotto questo requisito con riferimento a specifiche misure agevolative, mentre il Codice degli incentivi, introdotto con il D.Lgs. 27 novembre 2025 n. 184, ha inserito il mancato rispetto dell’obbligo CAT NAT tra le cause di esclusione dalle agevolazioni rientranti nel proprio ambito di applicazione. 

Nel corso del 2026 sono poi intervenute alcune proroghe per specifiche categorie di imprese. Il decreto Milleproroghe 2026, convertito nella legge 27 febbraio 2026 n. 26, ha prorogato al 31 marzo 2026 il termine per le piccole e microimprese operanti nella somministrazione di alimenti e bevande e nel settore turistico-ricettivo, nonché per le imprese della pesca e dell’acquacoltura. Per queste ultime, il decreto-legge 27 febbraio 2026 n. 25, convertito nella legge 27 aprile 2026 n. 59, ha disposto un’ulteriore proroga fino al 31 dicembre 2026. 

A questo quadro si è aggiunto di recente un ulteriore elemento. Con il decreto interministeriale del 7 settembre 2026, relativo al Fondo di sostegno al venture capital, l’adempimento dell’obbligo assicurativo CAT NAT diventa, per le imprese soggette alla normativa, condizione per poter beneficiare degli interventi del Fondo.  

La copertura contro i rischi catastrofali assume quindi una rilevanza che va oltre la sola protezione assicurativa del patrimonio: entra progressivamente anche tra i fattori che possono incidere sull’accesso ad agevolazioni e strumenti pubblici di investimento. 

La spinta normativa ha certamente accelerato l’attenzione sul tema, soprattutto alla luce del fatto che una copertura formalmente esistente, ma costruita su valori non aggiornati o su una conoscenza incompleta dei rischi, può risultare inadeguata rispetto alle reali esigenze di protezione dell’impresa. 

Dalla stima del patrimonio alla gestione integrata del rischio 

In questo contesto, O.T.A. è stata la prima realtà a sviluppare servizi di stima assicurativa in linea con i nuovi requisiti delle coperture CAT NAT, basati su criteri tecnici strutturati e competenze specialistiche.  

La storica esperienza nelle perizie e nelle valutazioni patrimoniali costituisce oggi la base di un approccio più ampio, nel quale patrimonio, rischi, coperture assicurative, resilienza e sostenibilità vengono analizzati come elementi di uno stesso sistema. 

Il primo elemento riguarda la corretta conoscenza del patrimonio aziendale. Fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature devono essere identificati e valorizzati secondo criteri coerenti con le finalità assicurative, così da evitare disallineamenti tra consistenza effettiva dei beni e valori dichiarati in polizza. 

Alla valutazione patrimoniale O.T.A. affianca attività di risk assessment e loss prevention, finalizzate a individuare le principali esposizioni, analizzare le misure di prevenzione e mitigazione già adottate e supportare l’impresa nella gestione e nel trasferimento assicurativo del rischio. 

La copertura CAT NAT può così essere inserita in una lettura più ampia dei fattori in grado di incidere sulla continuità operativa dell’impresa. 

A questo si aggiunge l’elemento della resilienza. Gli interventi realizzati per ridurre l’esposizione agli eventi climatici, proteggere gli asset e rafforzare la continuità aziendale possono essere analizzati e documentati tecnicamente. Attraverso le competenze sviluppate nell’area ESG e Sostenibilità, O.T.A. integra l’analisi dei rischi ambientali con la valutazione delle misure di adattamento e degli investimenti necessari a rafforzare la capacità di risposta dell’impresa. 

Si tratta di un approccio che supera quindi la logica della singola perizia e consente di costruire una rappresentazione più completa e verificabile del profilo di rischio aziendale, utile non soltanto nel rapporto con le compagnie assicurative, ma anche nel dialogo con banche, investitori, organi di controllo e altri stakeholder. 

Cosa emerge dall’esperienza O.T.A. 

L’analisi delle attività di O.T.A. svolte nel corso del 2025 evidenzia che oltre il 62% dei clienti ha attivato servizi legati alle coperture CAT NAT, mentre il 27% ha affrontato il tema in modo integrato, coordinandolo con le coperture tradizionali del rischio incendio. 

Il dato conferma come il rischio catastrofale sia ormai entrato stabilmente nel perimetro gestionale delle imprese, mentre una gestione realmente integrata delle diverse coperture è ancora in fase di sviluppo. 

Dal confronto con l’anno precedente emerge inoltre che l’incremento dei valori stimati e assicurati appare solo in parte riconducibile a nuovi investimenti o a variazioni dei mercati di approvvigionamento, risultando invece legato anche all’introduzione delle coperture obbligatorie CAT NAT. 

L’impatto degli investimenti sul valore complessivo dei beni risulta infatti coerente con le usuali dinamiche osservate presso i clienti O.T.A., mentre assume maggiore rilevanza la componente assicurativa connessa ai rischi climatici, che incide mediamente per circa il 10,3% sul valore complessivo del patrimonio assicurato. 

La nuova normativa, quindi, non si limita ad aggiungere una copertura, ma contribuisce a ridefinire la base valutativa sulla quale viene costruita la protezione del patrimonio aziendale. 

Il valore della resilienza nella determinazione del rischio 

C’è poi un ulteriore passaggio, a nostro avviso decisivo, che oggi rimane ancora largamente trascurato dalle imprese.  

L’articolo 4 del decreto interministeriale del 30 gennaio 2025 prevede che le compagnie assicurative determinino i premi sulla base dell’effettiva esposizione al rischio.  

Questo implica che la valutazione debba tenere conto non solo dei parametri più generali (tradizionalmente: probabilità di accadimento degli eventi, intensità dei fenomeni e caratteristiche delle attività assicurate), ma anche dell’esposizione al rischio per ogni singola azienda. Tale meccanismo premierebbe le aziende più virtuose, che hanno investito in sostenibilità, proteggendo la propria attività dagli effetti dei “nuovi rischi”.  

Tali aspetti sono evidentemente patrimonio delle singole aziende: se adeguatamente dimostrati e condivisi nelle comunicazioni verso le compagnie assicuratrici, possono entrare nella valutazione dei rischi di copertura, con effetti sui costi assicurativi.  

In base all’esperienza O.T.A., tuttavia, le richieste di analisi approfondite sul livello di resilienza risultano ancora limitate e concentrate prevalentemente nelle imprese di maggiori dimensioni. 

È proprio in questo spazio che si apre una leva concreta di ottimizzazione: la capacità di dimostrare tecnicamente la resilienza del patrimonio aziendale, infatti, può contribuire a una più corretta valutazione del rischio e, di conseguenza, a una possibile riduzione dei costi assicurativi. 

Dalla protezione del patrimonio all’accesso alle opportunità 

In uno scenario in cui rischio, sostenibilità, continuità aziendale e accesso alle risorse finanziarie sono sempre più interconnessi, la qualità delle informazioni patrimoniali e tecniche non rappresenta più un elemento accessorio. 

Disporre di una copertura CAT NAT non significa soltanto adempiere a un obbligo: significa costruire la protezione assicurativa su valori attendibili, rischi correttamente analizzati e informazioni verificabili. 

La recente disciplina relativa al Fondo di sostegno al venture capital rende questo legame ancora più evidente. Per le imprese soggette all’obbligo, la regolarità della copertura CAT NAT diventa anche una condizione per preservare l’accesso a specifiche opportunità di investimento e sostegno pubblico. 

La gestione del rischio catastrofale entra così a pieno titolo in un processo più ampio di governo dell’impresa: conoscere e proteggere il patrimonio, rafforzare la continuità aziendale, migliorare il dialogo con gli stakeholder e preservare l’accesso alle opportunità di finanziamento e investimento.